Fatto a mano da chi le mani non le ha

INTERVISTA a RENÉ CIAMPA che mani-festa la sua creatività e la sua passione nonostante tutto…

René Ciampa, milanese di nascita e trapiantata per amore a Civitanova Marche si definisce una guerriera consapevole delle proprie scelte, soprannominata anche dalla sua amica Marika: “genio irrequieto”, per il suo modo di fare le cose.

René è nata con una grave malformazione agli arti superiori, praticamente non ha le mani. La sua disabilità le complica la vita, ma di certo non le impedisce di esprimere la sua creatività dirompente attraverso la scrittura, la pittura, il quilling, l’origami e tanto altro…

Ma andiamo a conoscere meglio René.

Nel tuo blog scrivi che, siccome nessuno assumerebbe a lavorare una persona come te, ti gongoli facendo e inventando origami… Forse la tua disabilità ha in qualche modo “spronato” la tua creatività ad emergere?

Più che spronarmi, la disabilità è il luogo in cui ora vivo e non solo. L’arte mi è venuta da dentro, ma non l’ho mai voluta approfondire a livello scolastico anche se fin da bambina ho manifestato una particolare attitudine creativa. Finché ho vissuto con la mia famiglia, disegnavo ma non come ora, anzi mi son fermata per più di dieci anni. Poi nel 2009 mi sono trasferita a Civitanova e la tranquillità di questo fantastico luogo ha letteralmente fatto esplodere questa bellissima bomba che avevo dentro.

La vera spinta però è stata mio marito. Quando lui si ammalò e perse il lavoro, per non buttarmi giù ho cercato di aggrapparmi a qualcosa che mi aiutasse mentalmente. L’origami fece al caso mio e da qui iniziò tutto.

La tua disabilità influenza tutta la tua vita e non ti permette di fare molti gesti quotidiani. Spiegaci cosa significa non avere le mani.

La mia disabilità si chiama Focomelia. Per chi non la conosce, mi mancano parti degli arti superiori. Il braccio sinistro arriva fino al gomito e quello destro fino al polso. In sintesi non ho le mani. Le cose basilari e quotidiane per me sono quasi impossibili se non ho un aiuto. Non sono autonoma come vorrei, mi devo accontentare sempre e comunque.

Volete capire meglio? Tirarsi su la zip dei pantaloni è un gesto quotidiano e non c’è da fare studi su come farlo. Voglio mettervi nella mia condizione per soli cinque minuti e vi invito a fare questo esperimento: chiudete le vostre mani a pugno e fatevele incerottare strette con del nastro di carta, fino a non avere la possibilità di muovere nemmeno un dito. Fatto questo, piegate il braccio sinistro e fatevelo fermare con una cinghia all’altezza della spalla sinistra. Ecco, ora fate abbassare da qualcuno la zip dei vostri pantaloni poi mandate via il vostro aiutante e buon divertimento, tiratela su da soli.

Oltre alle difficoltà fisiche immagino che ci siano anche aspetti che toccano corde più profonde, come per esempio la discriminazione e il pregiudizio verso chi ha una disabilità…

Non avere le mani significa essere continuamente sotto l’occhio del “grande fratello”. Mi sento sotto esame, con i riflettori puntati addosso. Esser sempre protagonista dei pensieri della gente che mi scruta non è piacevole. Quando cammino per strada, certe persone bisbigliano «oh poverina!»… Una volta ho sentito una bimba che chiedeva alla nonna: «Perché non la posso guardare?», una cosa molto fastidiosa per le mie orecchie. Generalmente sono gli adulti ad avere questo atteggiamento nei miei confronti, mentre i bambini si avvicinano a me in modo più naturale, con curiosità, ma senza preconcetti. Mi fanno domande schiette e dirette, alle quali rispondo volentieri e a volte ci mettiamo anche a ridere. E questo mi piace.

Che cosa ti ha spinta a creare e cimentarti con Quilling e Origami, due tecniche tanto affascinanti quanto complicate, a volte troppo difficili persino per chi ha le mani?

Nel 2012 ho avuto un periodo particolarmente difficile e nella mia testa hanno iniziato a vagare pensieri negativi. Ho dovuto cercare qualcosa da fare per distrarmi da questi pensieri, e così ho cominciato a lavorare con origami e quilling proprio per una disperazione interna che non mi faceva più dormire.

Anche se la situazione di salute non è cambiata e ogni anno devo affrontare nuove sfide, ora mi sento più forte. Non è stato facile. Ho dovuto lavorare molto su di me e grazie agli origami sono riuscita a darmi una bella spinta, sia emotiva che fisica, perché come hai scritto tu, spesso risultano difficili anche a chi le mani le possiede.

Qualche tempo fa ti sei riavvicinata alla pittura e mi hai contattata per chiedermi informazioni e qualche consiglio per dipingere con le mani. Raccontaci perché ti ha attratto proprio questo tipo di pittura e che emozioni hai provato a dipingere con le tue mani?

Ti contattai nel periodo che mi avevano chiamata a partecipare a “POPSOPHIA”, festival del contemporaneo dal tema: “Dreams are my Reality – I sogni sono la mia realtà“. Dovevo realizzare un’opera e avevo bisogno di una spinta. Cercai in rete qualcosa che mi parlasse d’anima e trovai un paio di tuoi articoli molto interessanti: “Dipingere con le mani” e “Pittura Intuitiva”. Mi piacquero parecchio e mi diedero una carica pazzesca e quella sferzata di vitalità che stavo cercando.

Il grande progetto per questo festival era il mio sogno proibito e la mia idea iniziale era bellissima. Volevo realizzare un quadro dipingendo con le mani: su uno sfondo dai colori tenui, dal lato sinistro partivano le impronte delle mie mani che si incontravano al centro con quelle di mio marito. Nella mia vita, come in quella di tanti altri, sono racchiusi molti sogni. Realizzabili, irrealizzabili a volte surreali. Si perché le mani che non ho mai avuto, le sogno spesso. Quando per esempio sogno me stessa, mi vedo con le mani affusolate, come quelle dei miei fratelli, unghia lunghe e colorate… Invece le mie impronte impresse, indelebili nel tempo, sono lì sul quel quadro… Il sogno è rappresentato con due impronte, l’una dentro l’altra, e cioè io e mio marito. Perché nonostante tutto ho lottato per arrivare a ciò.

Devo dire che i tuoi dipinti trasmettono grande energia e forza vitale, sono avvolgenti e molto femminili. Mi par di capire che questa esperienza costituisce una svolta importante nel tuo lavoro artistico. É cambiato il tuo modo di dipingere?

Quando tu in privato mi regalasti la ricetta per realizzare un tipo di colore cremoso e particolarmente adatto per dipingere con le mani, lo sperimentai subito. Non mi pareva vero. Sembrava di massaggiare il foglio di tela. In aggiunta a un po’ di musica di sottofondo, iniziavo a sentirmi bene. Ogni giorno è stata una scoperta. Per esempio su una tela ho dipinto con i toni del verde e blu come quelli del mare. Intense sfumature che richiamano i profondi abissi. Profondi come le nostre paure, le nostre incertezze, le nostre speranze e i nostri sogni. Ora creativamente mi sento più aperta. Prima mi chiedevo: “e se non piace?” Ora non mi pongo più il problema.

Approfondendo la nostra conoscenza hai anche sperimentato il mini corso “Creatività fa rima con felicità” che regalo sul mio sito. Sei d’accordo con me sul fatto che arte e creatività possano diventare una terapia del buonumore, uno strumento prezioso ed efficace per farci sentire più felici e aiutarci ad affrontare meglio le difficoltà che la vita ci pone?

Si, secondo me è così, anche perché già qualcosa esiste: l’arte-terapia. Credo che l’arte sia la cosa più naturale che possa esistere soprattutto se viene da sé, se arriva dai propri pensieri, dal proprio umore, dalla propria anima. Se ci fate caso, anche la natura spesso ci regala tante cose belle e sfumature magnifiche che colorano il cielo.

Io stessa ho sperimentato e sto continuando tutt’ora ad esplorare i benefici della creatività. Sicuramente ci sono miglioramenti a livello psicofisico. Credo che potrebbe svilupparsi anche una certa manualità. Lo dico da artista che sperimenta spesso a livello personale quello che le piace. Una cosa che mi ha colpito molto del mini corso è il FreeDoodling che ho iniziato subito a praticare. Su di un foglio bianco ho voluto imprimere le mie emozioni disegnando l’impronta della mia mano destra e quella sinistra di Guido (mio marito), vicine come sempre, nella gioia e nel dolore. Dentro di esse giochi di linee sottili, cerchi e forme, con solo l’uso di una penna, della creatività e tanta passione. Un’alchimia che richiama qualcosa che va oltre l’amore e il sentimento, quel qualcosa chiamato anche indissolubilità nonostante tutte le avversità che ci circondano.

Sei una persona molto attiva e un’artista poliedrica, parlaci dei progetti ai quali stai lavorando.

In realtà non ho dei progetti, perché tendo a vivere giorno per giorno. Collaboro con le scuole. Quando mi invitano ad eventi cerco di essere presente, spesso per parlare di disabilità, altre volte per anteporre a essa la mia arte.

Anche se sono una persona che fa dell’auto-ironia il suo pane quotidiano, ho lottato e sto continuando a farlo contro ogni discriminazione che riguarda la disabilità in generale.

Recentemente ho scritto e auto-pubblicato il mio primo libro: “DeG- Discriminazioni e Giudizi, anzi pregiudizi” con il quale ho vinto il “Premio Divulgazione” in un concorso letterario internazionale. Questo libro parla di me e di quello a cui vado incontro ogni volta che ho a che fare con uffici pubblici e non solo. Alla parola “discriminazione” spesso si associano le barriere architettoniche. Io, invece mi riferisco alle barriere mentali. In questo libro mi racconto senza vergogna e vorrei essere letta senza pietismo, che è la cosa che più detesto.

Cara Renè sono felice di averti incontrata, ti faccio tanti complimenti per la tua arte e un grande inboccalupo per il tuo nuovo libro! Invito, chi volesse saperne di più, a visitare il tuo sito.

Su reneciampaartist.altervista.org Renè si racconta con grande umorismo e simpatia e si possono ammirare le immagini di molte sue opere.

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